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La malattia
mentale è da considerare uno dei problemi di salute pubblica più gravi
nell’immediato. Promuovere il benessere mentale della popolazione e sostenere
il recupero delle persone con problemi di salute psichica non può essere
considerata una questione di carattere puramente clinico, ma deve essere
pensata e affrontata come un problema di benessere e di sviluppo dell’intero
contesto sociale nel quale le persone vivono. Il Patto europeo per la salute e il
benessere mentale individua cinque priorità:
- la prevenzione della depressione e del suicidio;
- la salute mentale tra i giovani e nel settore educativo;
- la salute sui luoghi di lavoro;
- la salute degli anziani;
- lotta alla stigmatizzazione delle persone colpite da disturbi psichici.
I numeri
della salute mentale in Italia
Nel nostro paese
si spende la metà degli altri paesi europei, con variazioni notevoli da
una regione all’altra. Una recente ricerca dell’Istituto Superiore della
Sanità (progetto ESEMED) ha dimostrato che, se si escludono le patologie psicotiche,
- in un anno, 3,5 milioni di adulti manifestano sintomi di un
disturbo mentale;
-
8,5
milioni di adulti hanno sofferto di qualche disturbo mentale nel corso
della propria vita:
- di questi 2,5 milioni hanno presentato un disturbo d’ansia;
- 1,5 milione un disturbo affettivo;
- 50.000 un disturbo da abuso di sostanze alcoliche.
Se 1 persona adulta su 4 soffre
di disturbi psicologici nel corso della vita, in Italia,
-
solo il 3% di queste si rivolge ai servizi sanitari per la salute
mentale;
-
oltre la metà si rivolge al medico di base, ricevendo come terapia solo
psicofarmaci, sovente inadeguati rispetto al problema manifestato;
- solo il 5% degli italiani, a fronte di un disagio che riguarda il 20%
della popolazione adulta, entra in contatto con uno psicologo nel corso della
propria vita.
La ricerca
dell’Università La Sapienza
La cattedra di
Psicosomatica, diretta dal professor Solano, della Facoltà di Psicologiaha condotto una ricerca che si è svolta
nell’arco di dieci anni (qui un'interessante intervista al professore). E’ ormai acclarato che 1
adulto su 2 tra coloro che si rivolgono al medico di base nasconde un
disagio psicologico non esplicitato, pur manifestando sofferenza fisica. Si è
pensato così di affiancare per tre anni uno psicologo al medico di base, con lo
scopo di dare ascolto e offrire un nuovo senso al sintomo somatico che viene riferito
dal paziente.
Dalla ricerca, alla quale hanno aderito 11 psicologi specializzandi in
Psicologia della Salute e 8 studi medici, emergono i seguenti dati: lo psicologo, affiancando il medico di base, riduce il carico di lavoro e aumenta anche l’efficacia della prestazione fornita dal medico, con notevole
apprezzamento da parte dell’utenza, ma,soprattutto, consente una riduzione delle prescrizioni di farmaci pari al 20%
in un anno.
(tratto da Materiale diffusione MIP - www.psycommunity.it - www.psicologimip.it)
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