martedì 12 aprile 2011

I dati sul benessere psicologico in Europa e in Italia


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La malattia mentale è da considerare uno dei problemi di salute pubblica più gravi nell’immediato. Promuovere il benessere mentale della popolazione e sostenere il recupero delle persone con problemi di salute psichica non può essere considerata una questione di carattere puramente clinico, ma deve essere pensata e affrontata come un problema di benessere e di sviluppo dell’intero contesto sociale nel quale le persone vivono. Il Patto  europeo per la salute e il benessere mentale individua cinque priorità:
  1. la prevenzione della depressione e del suicidio;
  2. la salute mentale tra i giovani e nel settore educativo;
  3. la salute sui luoghi di lavoro;
  4. la salute degli anziani;
  5. lotta alla stigmatizzazione delle persone colpite da disturbi psichici.
I numeri della salute mentale in Italia 
Nel nostro paese si spende la metà degli altri paesi europei, con variazioni notevoli da una regione all’altra. Una recente ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità (progetto ESEMED) ha dimostrato che, se si escludono le patologie psicotiche,
  • in un anno, 3,5 milioni di adulti manifestano sintomi di un disturbo mentale;
  •   8,5 milioni di adulti hanno sofferto di qualche disturbo mentale nel corso della propria vita:
  1. di questi 2,5 milioni hanno presentato un disturbo d’ansia;
  2. 1,5 milione un disturbo affettivo;
  3. 50.000 un disturbo da abuso di sostanze alcoliche.
Se 1 persona adulta su 4 soffre di disturbi psicologici nel corso della vita, in Italia,  
  • solo il 3% di queste si rivolge ai servizi sanitari per la salute mentale;
  • oltre la metà si rivolge al medico di base, ricevendo come terapia solo psicofarmaci, sovente inadeguati rispetto al problema manifestato;
  • solo il 5% degli italiani, a fronte di un disagio che riguarda il 20% della popolazione adulta, entra in contatto con uno psicologo nel corso della propria vita.
La ricerca dell’Università La Sapienza 
La cattedra di Psicosomatica, diretta dal professor Solano, della Facoltà di Psicologiaha condotto una ricerca che si è svolta nell’arco di dieci anni (qui un'interessante intervista al professore).  E’ ormai acclarato che 1 adulto su 2 tra coloro che si rivolgono al medico di base nasconde un disagio psicologico non esplicitato, pur manifestando sofferenza fisica. Si è pensato così di affiancare per tre anni uno psicologo al medico di base, con lo scopo di dare ascolto e offrire un nuovo senso al sintomo somatico che viene riferito dal paziente. Dalla ricerca, alla quale hanno aderito 11 psicologi specializzandi in Psicologia della Salute e 8 studi medici, emergono i seguenti dati: lo psicologo, affiancando il medico di base, riduce il carico di lavoro e aumenta anche l’efficacia della prestazione  fornita dal medico, con notevole apprezzamento da parte dell’utenza, ma,soprattutto,  consente una riduzione delle prescrizioni di farmaci pari al 20% in un anno.


 (tratto da Materiale diffusione MIP - www.psycommunity.it - www.psicologimip.it)

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